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Paragrafo 1 . I due aspetti della Controriforma.
     
Con   un   certo   ritardo  rispetto  al  diffondersi  della   Riforma
protestante,  mentre ancora imperversava lo scontro fra Carlo  quinto,
la  Francia  e  i  seguaci di Lutero, la Chiesa cattolica  cominci  a
reagire  all'attacco portatole dai riformatori; la sua opera, volta  a
contrastare le dottrine protestanti, avrebbe profondamente influenzato
la politica e la cultura italiana ed europea almeno fino alla met del
Seicento,  dispiegandosi su vari fronti e con molteplici  intenti.  Se
dalla  storiografia  pi antica, a cominciare  da  quella  del  secolo
diciottesimo,  la  reazione  della Chiesa  venne  definita  in  blocco
Controriforma e fu considerata soltanto nei suoi aspetti pi retrivi e
liberticidi, la critica pi recente, soprattutto di matrice cattolica,
ha  cercato  di evidenziarne anche gli elementi positivi  e  realmente
riformatori.
     Ambedue queste prospettive, quella "controriformistica" e  quella
"riformatrice", spesso difficili da separare l'una dall'altra, si sono
sovrapposte ed accavallate, a partire dalla met del Cinquecento, fino
a formare quel vasto fenomeno religioso e culturale noto genericamente
come Controriforma.
     Nell'ambito  stesso  della Chiesa cattolica si  era  formata  nei
primi  anni  del Cinquecento una corrente minoritaria -  i  cosiddetti
"evangelici"  -,  che  auspicava una profonda riforma  spirituale,  da
attuarsi  per  dall'interno, nell'ambito della Chiesa romana.  Questo
gruppo,  che  intendeva  combattere  la  corruzione  delle  gerarchie,
promuovere  l'istruzione religiosa, tornare  ad  un  modello  di  vita
evangelico e cercare una mediazione con il mondo protestante,  si  era
stretto intorno ad importanti esponenti della cultura umanistica,  tra
i  quali  si contavano anche alcuni cardinali come l'inglese  Reginald
Pole,  il  veneziano Gaspare Contarini e il modenese Iacopo  Sadoleto.
Tali  istanze di rinnovamento produssero nuovi ordini religiosi aperti
al  mondo  sociale,  come  quelli dei teatini (1524),  dei  cappuccini
(1528),   dei   barnabiti   (1530),   delle   orsoline   (1535),   dei
fatebenefratelli  (1537)  e soprattutto dei  gesuiti  (1540),  che  si
dedicarono  alla  difesa ed alla diffusione della religione  cattolica
con la pratica del rigore spirituale, dell'apostolato, dell'assistenza
e dell'insegnamento religioso.
     
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     A  questo  gruppo  di riformatori si contrapposero  i  cosiddetti
"intransigenti", che, spinti dalla paura di perdere i propri privilegi
ed  onori  nell'opera  di moralizzazione delle  gerarchie  che  veniva
auspicata,  ribadirono  la  necessit  di  riportare  con   la   forza
l'universo  cristiano, sia cattolico che protestante, sotto l'assoluta
autorit  della Chiesa e del papato. L'esponente di maggior spicco  di
questa corrente fu il cardinale napoletano Gian Pietro Carafa, che  in
seguito  sarebbe  diventato papa con il nome di  Paolo  quarto  (1555-
1559).
     Fu  la  corrente degli "intransigenti", che auspicava  una  forte
azione  repressiva  contro eretici e protestanti, a  risultare  infine
vincente.  I  prelati  pi concilianti verso le  posizioni  riformate,
professanti una religiosit pi intimista e improntata alla semplicit
dei  costumi,  rischiarono  l'accusa di  eresia  e  si  dispersero,  o
fuggirono in territorio protestante, come Bernardino Ochino,  generale
dei cappuccini.
     Sotto  Paolo  terzo Farnese (1534-1549), che pure aveva  favorito
inizialmente   i   prelati   riformatori  chiamandoli   nel   collegio
cardinalizio, e che sarebbe stato il promotore del concilio di Trento,
fu  riorganizzata  e  rafforzata, a partire dal  1542,  l'Inquisizione
romana,  gi  operante nel Medioevo fin dal pontificato  di  Innocenzo
terzo  (vedi capitolo Cinque, paragrafo 2). Essa venne posta sotto  la
direzione  della  congregazione  del  Sant'Uffizio,  una  magistratura
composta da sei cardinali inquisitori e guidata da Gian Pietro Carafa,
cui sottostavano funzionari operanti senza limiti geografici e sociali
di  giurisdizione. L'Inquisizione romana, che si aggiungeva  a  quella
spagnola, cominci subito ad operare uno stretto controllo sulla  vita
religiosa  dei paesi rimasti in seno alla Chiesa cattolica,  riducendo
ben  presto al silenzio, o costringendo alla fuga, gli sparuti  gruppi
di aderenti alla Riforma protestante e gli evangelici.
     L'apparato  repressivo della Chiesa, atto a  fermare  la  Riforma
protestante e la dissidenza interna, fu perfezionato nel 1559 da  papa
Paolo  quarto  con  l'istituzione dell'Indice dei libri  proibiti.  La
pratica  censoria  sulla  stampa,  prima  condotta  dai  vescovi,   ma
disorganica  e  poco  efficace,  venne  centralizzata  ed  in  seguito
affidata  ad  una speciale congregazione, che si occup di  recensire,
censurare,  proibire e distruggere le opere ritenute  in  tutto  o  in
parte  contrarie  ai dettami della Chiesa; essa cesser  soltanto  nel
1908,  dopo  tre  secoli e mezzo di vita. Fecero le  spese  di  questa
capillare  persecuzione non soltanto gli scritti religiosi considerati
deviati  e  filoprotestanti, o quelli che  provenivano  dalle  nazioni
riformate, ma anche le opere di autori politici e scientifici che  non
si  accordavano con i canoni della dottrina cristiana.  Andarono  cos
all'indice, oltre ai riformatori religiosi, scrittori come  Erasmo  da
Rotterdam, Machiavelli, Copernico, Keplero, Galileo, Bruno, Campanella
e  moltissimi altri, tanto da fare concludere ad un responsabile della
censura  che  sarebbe  stato meglio fermare per un  certo  periodo  il
lavoro  degli stampatori. Gli stati italiani, il regno di Spagna  e  i
principi   cattolici  avallarono  generalmente,  pur  con   sporadiche
eccezioni, l'opera repressiva della Chiesa, contribuendo alla frattura
culturale  che  si  cre fra il mondo cattolico e quello  protestante.
Controllati capillarmente i pi importanti intellettuali,  e  bloccata
la  circolazione delle idee pi innovatrici - si ricordi che la figura
di  Galileo    stata  riabilitata in  ambito  ecclesiastico  soltanto
recentemente  -, la penetrazione della cultura europea  nei  territori
controllati  dalla Chiesa cattolica sar possibile  soltanto  in  modo
clandestino,  o grazie a rari contatti diretti. Solo nel  diciottesimo
secolo,  con  l'attenuarsi  dell'egemonia  ecclesiastica  sugli  stati
cattolici, gli intellettuali
     
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     potranno  nuovamente  accedere ai  canali  della  grande  cultura
europea, soprattutto francese.
